Francesco Idotta è nato a San Roberto (RC) nel 1970, è laureato con lode in Filosofia, insegna Lingua italiana all’Università per Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria e alle Scuole Elementari, dove ha avviato un suo metodo per l’insegnamento della filosofia ai bambini. Da anni si occupa di letteratura per l’infanzia e di ricerche nell’ambito delle tradizioni popolari. Cura incontri nelle scuole con progetti per la diffusione del libro e dell’amore per la lettura. È coordinatore del “Gruppo Giovani del Circolo Culturale Rhegium Julii”. È socio dell’As. Pe.I. (Associazione Pedagogisti Italiani).

Tra le sue pubblicazioni: Una strada per i Rom di Calabria (1997) Le fiabe di Grazia (1998); Mediatori culturali ed educazione interculturale tra i Rom di Reggio Calabria (1998), L’ecomuseo dell’area grecanica (1999); La saga di Fioravanti (2002); Dialogo su Bonhoeffer: frammento di umanità (2003); Hermann Hesse. L’estetica del tentativo (2004); Nel giardino delle tartarughe (2005).

Ha vinto numerosi premi letterari, tra questi ricordiamo: il Premio speciale “Città di Reggio Calabria” con la silloge poetica Bambino (2002). Premio speciale “Reggio Futuro” con il racconto Il ponte del nudo apparire (2001). Premio Letterario Nazionale “Il Grifo” con il racconto Dopo... Ancora (1999). Premio Letterario Nazionale “Reggio, il Mare, i Miti” con il racconto Il ritorno (1998).

Francesco Idotta colleziona Tartarughe, perché esse battono sempre Achille; ama stare sulla spiaggia a guardare il mare e a leggere poesie. I suoi libri preferiti sono Pinocchio e L’Odissea. Il suo sogno è quello di vedere la Fata Morgana, sullo Stretto di Messina.

Di seguito l’introduzione al suo libro illustrato di fiabe e filastrocche dal titolo “Nel Giardino delle Tartarughe [da Città del Sole edizioni (dicembre 2005)]

 

Leggere e raccontare

Raccontare fiabe è una follia, che permette di raggiungere la lontana terra del mattino. Il luogo in cui la solitudine decanta e diventa parola.

Raccontare fiabe è un atto ingenuo e pericoloso: consente di volgere lo sguardo alle cose ultime, alle essenziali presenze che danno un significato alla vita.

Raccontare fiabe è un gesto inconsulto. Un atto d’amore verso l’altro e verso la propria storia.

Raccontare fiabe è un’illusione: ogni personaggio immaginato è realmente esistito e, quasi certamente, continua ad esistere.

Raccontare fiabe è un atto necessario ed eticamente imprescindibile.

Raccontare fiabe è un’opera di pazienza, che esercita l’attesa, conducendo fuori dalla smania di protagonismo.

Leggere fiabe è saggio. Porta a sé la terra del mattino e trasforma la parola in silenzio.

Leggere fiabe è un atto saggio e prudente. Consente alle cose ultime di creare un nido nel nostro animo, mettendo sottosopra le essenziali presenze che danno un significato alla vita.

Leggere fiabe è un gesto giudizioso. Un atto d’amore verso se stessi e la propria storia.

Leggere fiabe è  un gesto concreto: ognuno è stato un personaggio da fiaba e, se lo volesse, potrebbe continuare ad esserlo.

Leggere fiabe è un atto necessario ed eticamente irrinunciabile.

Leggere fiabe è un’opera di pazienza, che allena il cuore all’abbandono dell’orgoglio e del pregiudizio.

Francesco Idotta

 Statistiche sito,contatore visite, counter web invisibile